“Ti Scrivo di me”

Ospite del mese

Autrice Manuela Salvi

I miei eroi, da piccola, erano gli scrittori per bambini.

Ho sempre sognato di essere una di loro, mi sembravano davvero dalla parte dei più piccoli e in grado di migliorare il mondo.

Il percorso per realizzare questo sogno è stato lungo e stimolante. Dai tempi della mia gavetta come stagista alla Sinnos e copyeditor per la Mondadori Ragazzi sono trascorsi molti anni e mi piace pensare di essere una voce alternativa in un settore che nel tempo si è piegato alle inevitabili pressioni della produzione globale. Le logiche dietro la produzione di un libro sono cambiate così tanto che per uno scrittore avere davvero “voce”, oggi, è molto difficile. Soprattutto, non esistono più autori italiani radicali, che fanno discutere – ciò che di controverso o innovativo si pubblica, arriva quasi sempre dall’estero.

Adesso quando scrivo so già cosa mi si chiederà di tagliare, cambiare, eliminare. Ma lo scrivo lo stesso. A volte scrivo lo stesso ciò che so che non verrà mai nemmeno preso in considerazione per la pubblicazione. È complicato da riassumere in poche righe ciò che mi ha richiesto un dottorato di cinque anni per essere messo a fuoco, ma si pubblica sempre più per soddisfare le aspettative dei compratori adulti.

Per me i libri dovrebbero essere invece esperienze variegate che non si piegano mai all’ideologia corrente ma la mettono in discussione, in un costante invito al pensiero critico. La letteratura per bambini autentica affronta anche le “ombre”, non solo gli argomenti che fanno comodo ai grandi, i quali sembrano aspettarsi una panacea contro le loro ansie e paure. I grandi – genitori, insegnanti – hanno infatti invaso tutto il campo e gli autori si trovano spesso costretti a scrivere per loro. Così non c’è più gusto – lo scrittore per bambini non è questo. Gli eroi della mia infanzia parlavano a me, non a mio padre o alla mia maestra. Creavano un ponte di comunicazione tra me e loro, anzi.

Quindi soffro molto per questa piega che il settore ha preso. Ma spero passi, come passano tutte le ideologie. Intanto continuo a scrivere quel che mi va e quando nessuno lo vuole pubblicare – qualunque sia il motivo – uso le piattaforme digitali che offrono il servizio di self-publishing. Quello che mi interessa davvero, in questo momento della mia carriera, è che la mia voce resti mia e che nessuno possa censurarla, mai.